La fine del mondo

Cafuné.

Questa parola portoghese, di arcaica e ignota provenienza, rimanda al movimento delle dita, delicato e cadenzato, tra i capelli della persona amata.

La definizione di una parabola, di un’ascesa e poi un ritmo, l’immagine del desiderio più che l’atto in sé.

Era una notte a fine novembre, Lisbona era fredda, non offriva altri sbocchi se non cercare di ripararsi nella pelle e nella mente, stanchi.

Scendevo dalla strada che riportandomi verso Cais do Sodrè confluisce nell’incrocio affollato di persone, stordite formiche che si muovono a passo spedito, dopo aver decifrato la propria giornata.

Dentro lo stomaco ruggiva, di fame e di solitudine.

Casa ancora lontana, il buio pronto ad avvolgermi quando fuori dal palazzo che fu dimora nobiliare una luce arancione mi colpisce, bloccata da un cancello quasi completamente arrugginito.

Un vaso enorme e alcune ingombranti piante chiudono il varco d’ingresso, ma nello spazio chiuso questa luce sembrava non voler affievolirsi: non era il riverbero di candele o il riflesso dei lampioni sulla strada affianco, sembrava quasi una presenza infastidita dal rumore intorno, dal passo e dall’aura non comprimibile, che aspetta qualcosa o qualcuno, alla fine di quella cattiva abitudine.

Mi sono affacciato per guardare meglio: tutt’intorno solo il vuoto, la gente passava indifferente, restavamo io e questa luce a dirci cose che probabilmente non sapevamo di doverci dire.

Il palazzo, leggo una volta tornato a casa, è stato abbandonato dopo che un casato nobiliare a fine Ottocento aveva perso le sue proprietà in Portogallo, decidendo così di lasciare il paese trasferendosi verso terre americane.

Lo stabile è decadente ma non ci sono indicazioni sul proprietario e sulle prospettive di ristrutturazione.

Nessuna fotografia trovata online mostra immagini recenti di locali illuminati, di oggetti potenzialmente funzionanti, nessun volto o collegamento che rimandi a qualcosa di reale, di odierno.

Chiudo gli occhi, aspetto il sonno.

Magari nella triste decadenza di una notte di fine novembre, qualcuno accarezzando i capelli della propria amata, in quel palazzo immobile, ha conservato una scintilla di luce, che è rimasta tra le stanze, come un soffio a testimoniare qualcosa di inesprimibile e vivo.

Come la luce che aspetta di spegnersi, alla fine del mondo.

E’ la fine del mondo e mi sento bene.

6 pensieri su “La fine del mondo

  1. Chand

    È la fine del mondo, quello è poco ma sicuro.
    Grazie mille delle tue parole, ci aggrappiamo a loro per un’ombra di sollievo, una carezza illuminate in queste ore buie e complicate

    "Mi piace"

  2. Chand

    Grazie Sherazade del passaggio e del commento: malinconia certamente ma soprattutto desiderio che anche il passato abbia correnti di energia utili per questi futuri complicati da gestire
    Un abbraccio

    "Mi piace"

  3. Prima di tutto desidero ringraziarti per avere visitato il mio blog.
    Questo tuo racconto è suggestivo che suscita nello stesso tempo malinconia e speranza Anche solo nel vissuto di un amore passato.
    Un caro caro saluto da Roma italia🌼

    Piace a 1 persona

  4. Se queste parole o racconto o digressione dell’anima è la fine del mondo insieme al musicale incipit allora che sia la fine del mondo.

    PS. Due anni fa sono stato a Lisbona e qualche mese fa ho letto le scorribande dei pensieri di Pessoa. Grazie del tuo passaggio da me. E trovo bellissime le parole del tuo blog.👏👏👏😊

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...