Racconti metropolitani (Alameda)

Arrivo trafelato all’ingresso del tunnel:

fuori dalla metro vedo una piccola scatola ammaccata, forse lasciata da un turista o da una ragazza distratta.

Dentro la scatola si intravvede un filo, potrebbe essere l’ultimo pezzo di stoffa inutile o consumato, potrebbe essere la tessera di un messaggio, una volta importante, adesso catturato dal mio sguardo indifferente.

Sulla banchina c’è l’atmosfera di un paese dopo la guerra: si respira al ritmo del cronometro che segnala il prossimo treno e ci si guarda la borsa, con sorrisi stirati e paure nuove sempre in agguato.

Il vagone è pieno, i finestrini ballano e restituiscono smorfie stanche, capigliature ardite, baveri di giacche un tempo impeccabili.

Appoggiato al palo, un ragazzo dai lineamenti brasiliani, sfoglia una rivista, in copertina noto un fumetto che non riconosco, ha la bocca che sembra disegnata al contrario, con i baffi in rilievo e le labbra contratte: non c’è luce nel suo sguardo, solo concentrazione e distacco.

Se passasse un vortice ad alta densità nella materia omogenea intorno a lui, non se ne accorgerebbe e cambierebbe pagina, incolume e inflessibile.

Ripenso al mio piccolo universo che riesco a muovere, ogni giorno, con energie che non so come mobilito, innervo, plasmo.

Vorrei, ogni tanto affidarmi, ad una calamita che non sa dove appoggiarsi e continua a cercare l’attrazione che non conosce, vorrei svegliarmi la mattina, passare oltre quel parco eccessivamente verde, e scambiare la mia vita con quella di un estraneo,

sentire sulla pelle l’effetto di un’altra testimonianza,

gli occhi incrociare una scala cromatica imprevista,

le spalle reagire ad un peso diverso,

allontanarmi da questa ombra che mi segue come un detective incarognito.

Mi metto in coda per uscire dal vagone, l’aria sembra diventare morbida come pane bianco, stringo il mio bavero, anch’esso testimone di tempi migliori: chissà quali ombre lasciano sui sedili questi uomini sconosciuti, li cancello dalla mia vita con un passo e, nella strada catturata dalla luce, il sangue mi suggerisce di non voltarmi indietro.

Chissà se poi hanno sbagliato strada o stanno venendo ad incontrarci, chissà se quel filo è passato tra le mani di qualche coraggioso avventuriero.

Next station Chelas

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