Racconti metropolitani (Chelas)

“Muoviti ad arrivare che ho fatto la pizza e non la trovi se fai tardi”

Sono passato tante volte sotto la strada a scorrimento veloce che porta a Bela Vista e non avevo mai notato una fila di tende, in un campo apparentemente disabitato, disposte come fossero pezzi di tetris da incastrare.

Non so se siano state lasciate lì da qualcuno, mi piace immaginare che invisibili spiriti indiani trovino rifugio nella notte lisbonese, respirino sotto questo cielo, libero e incrollabile.

C’è un piccolo gallo inciso tra le piastrelle dei vicoli di Barrio Alto che ti guarda fisso e non vuole cantare, una luna spesso obliqua, pallida, indisponibile, angoli spigolosi che portano tutti inevitabilmente su colline più alte, miscele di caffè che si fa fatica a sopportare, lampi di verde istantaneo subito stinti dietro un grigio dinosauro che non ha voglia di togliersi dallo sfondo.

Cammino segnando il passo e alla fine della discesa entro in metro con pensieri leggeri e sgonfi:

quando smetterà di piovere e come asciugherò questo continuo tamburo bagnato che è la mia mente?

Come faccio a non cadere su questi marciapiedi saponati, come respirano i pesci che non scappano da niente, quanto veloce può una lingua correre senza che il cervello si inceppi, senza che la testa non diventi un acquario stracolmo?

Il bigliettaio ha una faccia che ha conosciuto lunedì migliori, magari la moglie ha cucinato l’ennesimo baccalà alla brace e il suo stomaco assomiglia ad un fiume senza ritorno: guarda i passeggeri, probabilmente neanche capisce perché passino da lì, ha un maglione scuro e mani brutte come quelle di una statua scheggiata.

A pochi passi dal Miradouro di santa Lucia, l’elefante che tiene tutti in equilibrio e fino a quando non gli verrà da starnutire ci salva ancora è un totem perfetto:

questo pavimento ha un equilibrio instabile,

noi siamo pedine instabili,

il mio cuore minacciato da uno scacco matto.

Il re, fuggito, in tempi non sospetti.

Foglie stanche, mare muto, aria inquieta, vento imperante.

Accelero il passo, metto le mani in tasca,

l’ultimo pezzo di pizza, mi basterà.

Next station Marques de Pombal

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